martedì 23 agosto 2011

MADRE IN VISITA

premessa : voleva essere un breve e magari buffo appunto su mia madre, ma ne è venuto fuori un libro, o quasi, spero di non annoiarvi troppo

Me lo aspettavo.
Sapevo che sarebbe passata di qui.
Si è fermata poco, il tempo di un caffè.
Nel frattempo ho dovuto lavorare un pochino, quindi non l'ho nemmeno considerata più di tanto.
Lei è entrata ha cominciato a fotografare la casa ed io, sua figlia , come è al naturale, quando è in casa (facendomi sentire un fenomeno da baraccone), con il suo cellulare. Infastidendomi non poco, mentre ero al telefono , cercando di lavorare. Alla fine della telefonata, le ho fatto notare che STAVO LAVORANDO, e lei tirando su le spalle con aria non curante , mi ha liquidato dicendo “non mi pareva”… insomma sempre senza troppa considerazione per ciò che sto facendo, senza rispetto.
Per questo cerco sempre di sfuggire a queste cose, ad incontrarla e passare del tempo con lei.
Più del dovuto, intendo.
Sicuramente troppo.
Lei è giovane, in buona salute. Potremmo godere di questa vicinanza di età. Sarebbe un' ottima cosa. Per entrambe. Madre e figlia.
Ma quanto è vero che il sole sorge ogni giorno, io non ho mai superato la crisi adolescenziale con lei.
A quarant'anni passati da un paio, mi trovo sempre agitata quando so che lei passa di qui, viene in visita.
Mi trovo in affanno mentre corro a nascondere i cesti di biancheria da stirare, o passando l'aspirapolvere o lo straccio sui mobili e i pavimenti. Mi sento sempre sotto esame con lei. E questa sensazione non tende a diminuire con il tempo, no, no, ve lo garantisco.
Posso tentare di convivere con questi sentimenti,accettarli, magari riderci su.
Ma alla fine per poco o molto che sia il tempo che passiamo insieme, ne esco svuotata , spossata, amareggiata e delusa. Anche oggi che in verità, ho avuto modo di ridere con lei e mio padre . Succede sempre, anche nei BUONI MOMENTI in cui colloquiamo e scherziamo e ridiamo. Perchè corro il rischio di allentare le mie redini e diventare "troppo" me stessa e quindi lei mi guarderebbe con il suo sguardo severo dicendomi certamente che " non so comportarmi" oppure " che sono proprio " SSSIOCCA" (lei la SC non riesce a pronunciarla bene, la prendiamo sempre in giro , perchè tenta di dire SCIOcca ma le esce quella esse sibilante che la rende persino simpatica, ma guai a farglielo notare!!!!).
Con lei non sono MAI me stessa. Non ho la spontaneità che ho con la stragrande maggioranza delle persone amiche, non riesco a esprimere un giudizio , un'idea senza farmi venire mille paranoie. Non sono spontanea e quindi sbaglio a prescindere .
Mi sono sentita sempre la figlia che in qualche modo l'ho delusa. Non sono mai andata bene. A scuola potevo prendere i voti migliori, ma " era solo il mio dovere" - quindi nessuna gratificazione. Con il periodo in cui avevo un marito "assente", era comunque colpa mia, perchè "lo lasciavo" andare al lavoro o a giocare a tennis - quindi non lo controllavo. Con i miei figli sono sempre stata una madre sbagliata per questo e per quello. Come amica sono sempre la solita esagerata o comunque SSSiocca perchè perdevo troppo tempo in questo o in quello. La mia "mostruosa" creatività è sempre stata un'inutile perdita di tempo, perchè con i miei lavori, io avrei sporcato, messo in disordine. Non avrei fatto il mio dovere di donna di casa : pulire, riordinare, cucinare ecc, Quindi le mie cose , sono una perdita di tempo e denaro e sono arrivata a credere pure io che "stavo sbagliando tutto". Tanto che se cedo ogni tanto ai miei “istinti animaleschi”, quando so che lei è nei paraggi, nascondo vergognosamente tutto. Sentendomi peggio di una ladra, bugiarda e meschina.
Insomma, ho sentito che lei parlava "bene" di me, pochissimi anni fa, con 4 figli, un lavoro, una casa e un marito al seguito. Parlava di me con una delle sue conoscenti sull'autobus che le riportava verso casa. Me lo ha detto questa conoscente, ma stento a crederci. Non perchè non la ritengo in grado di formulare frasi positive, ma perché io non ho memoria ch qualcosa ch eio abbai fatto le sia andato a genio. Da lei ho acquisito il mio lagnarmi, il mio continuo e aggressivo modo di pormi. Il mio non essere mai contenta. Il mio esser invidiosa delle fortune altrui, mascherandolo con il finto buonismo " eh sì, è proprio una bella persona, se lo merita proprio" mentre dentro mi rodo il fegato...
In pratica è tutta la vita che tento di compiacerla, per farmi dare una bottarella in testa e sentirmi dire " ma che brava che sei!" , senza riuscirci. O meglio ci sono anche riuscita, ma la gratificazione è arrivata quando ero talmente stanca, o presa da altro che non mi sono accorta. Come la famosa pubblicità PIC INDOLOR, zac e tac.. Non me ne sono accorta, come quando un battito di ciglia umidifica gli occhi belli dei miei figli.
Poi c'è sempre la figlia di quella o il figlio di quello che fa meglio, che è bravo, che si laurea qui, che lavora di là, mentre noi , i suoi figli, abbiamo sempre qualcosa che non va. Mio fratello , a differenza di me, si è scrollato di dosso questa negatività e non guardando in faccia nessuno si sta facendo la sua vita, la sua famiglia. Gli è solo rimasto il lato brontolone e polemico, ma a parte questo sono certa che dorma sonni tranquilli. Non gliele manda a dire. e quando gliele dice, è molto sereno. Se penso che riesce a andare persino in vacanza con lei ( a scapito di mia cognata,a dire il vero: SANTA SUBITO ANCHE LEI) Mentre io, sbraito istericamente , mi agito , passo le notti a girarmi e rigirami. Arrivo a mentire e a NON raccontare i fatti, pur di non dover dare spiegazioni che ai suoi occhi non troverebbero ragione, se non il fatto che IO, sua figlia, HO SBAGLIATO. Questo atteggiamento ha influenzato molto anche mio padre. Non è passato molto tempo, da quando mi ha detto che è colpa mia, se mio figlio , assunto per un lavoro estivo da mio fratello, ha lavorato SUL SERIO e non ha potuto approfittare del suo stato di nipote del capo, perchè ho detto a mio fratello esplicitamente di "farlo lavorare" , per fargli render conto che niente è gratuito su questa terra. Colpa mia, se mio figlio può far esperienza e maturare, invece di rimanere un lombrico rammollito... colpa mia...
Quel senso di colpa, come se ogni cosa fosse sul serio colpa mia, che mi accompagna fin da bambina. Ricordo con un senso di fastidio, la paura che "fosse colpa mia" quando i miei genitori discutevano in casa per le normali faccende per cui in una famiglia si discute: fatica , stanchezza,incomprensioni banali. Io piangevo disperata, non volevo che litigassero, e cercavo sempre un motivo scatenante riconducibile a me. Ed ero poco più grande, quando mi chiudevo in camera mia e pregavo e ripetevo come un mantra il Padre Nostro, l'Ave Maria, il Gesù d'amore acceso. Speravo così di non sentirli litigare, per COLPA MIA ( ma quando mai....). Poi sono cresciuta, ma il senso di colpa non si è mai dissolto. Anzi.
Ho comunque fatto la mia vita. Ho studiato uscendo egregiamente dalle superiori, per poi essere fermata dalla sua perentoria frase ”vuoi studiare? IO non ti a aiuto” va da sé che a 18 anni o poco più, e non avendo idee chiare sul da farsi , ho cercato lavoro. L’ho trovato: Babysitter, e poi la donna delle pulizie ( e ricordo con orrore il suo compiacimento, quando dopo qualche mese di questa vita, lei si dimostrava orgogliosa che sua figlia facesse le pulizie a casa del professore di storia dell’arte,con il quale la figlia stessa -IO- aveva i voti migliori. Penso che se mi avessero messo alla gogna non mi sarei sentita più umiliata, meschina e ignobile di quando lei sotto braccio in Giro al Sas a Trento mi disse “ ma la tua Signora ti fa il regalo di Natale?” sottolineando che la sua le faceva sicuramente una cosa firmata e poi : la MIA signora???? Ahhhh che rabbia- forse proprio lì ho cominciato a maturare l’idea che le faccende domestiche siano importanti, ma non vitali e comunque faccenda d suddividere tra tutti i componenti della famiglia). Poi ho trovato un lavoro vero. Poi un'altro, fino ad arrivare qui. Ho avuto le mie storielle, poi una storia importante, e poi ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e il padre dei miei figli. Ma non ho mai smesso di cercare la sua approvazione. L'ho sempre cercata, rimanendo troppe volte a bocca asciutta. Mi sento meno sola in questa cosa, quando chiacchierando con le mie amatissime amiche ( SANTE SUBITO, ripeto, quanto meno perchè con loro rido tanto, e so che posso trovare sempre una spalla a cui poggiarmi e lasciarmi andare in un pianto liberatorio e loro mi sopporterebbero in ogni caso), quando ascolto racconti spassosissimi e al contempo drammatici di vacanze insieme alla madre ansiosa e astiosa nei confronti del marito che non merita o non capisce la loro figliola, oppure di visite della mamma che entra e brontolando comincia a rovesciare le sedie sul tavolo e prende lo straccio per pulire una casa per altro perfetta,ma che quella figlia non sa tenere a posto,oppure la mamma si mette a stirare e cucinare e rifare i letti della figlia amatissima, ma che non è in grado nel modo più assoluto di fare le faccende come lei gliele ha insegnate e che “devi star dietro a quei figlioli, insomma , devi parlare con loro, non puoi lasciarli allo stato brado”. Insomma lo so che non sono l'unica ad avere una madre che ha minato costantemente l'autostima della figlia.
Ho trovato anche il modo di proteggermi : ho scelto un uomo e quindi di vivere con lui e costruirmi la mia famiglia, abbastanza lontano da lei da salvaguardarmi le giornate, ma abbastanza vicino da poterla raggiungere in meno di un’ora.
Certo è che impossibile da credere, ma proprio la persona che ti da la vita è quella che te la distrugge in un nanosecondo con due , al massimo tre parole. Ma ora che i mie figli sono grandicelli riconosco che qualche dote ce l’ho, se non per altro, per i dialoghi (anche infuocati) che riusciamo ad avere. Sono consapevole che non mi dicono TUTTO e che qualche bugia ci scappa . Ma sono certa che sanno di poter contare su di me e il loro papà. Sempre, anche quando sbaglieranno. Io non ho mai potuto constatare se mia madre mi avrebbe appoggiato e sostenuto se avessi fatto qualche idiozia. Poco importa, importa invece che io abbia capito quanto posso essere diversa da quello che lei ha voluto farmi credere e nonostante tutto ho dimostrato ai mie figli che io li amo per quello che sono li aiuterò sempre.
Come sono certa del fatto che ogni cosa io tenterò di fare con loro, provocherò dei danni sul loro equilibrio psicofisico. Come sono certa che il sole sorgerà domattina.
Ma per questo chiedo loro scusa e ringrazio ogni giorno per il dono di poter ridere con loro, scherzare, di parlare, di confrontarmi. E se non sono perfetti, come magari io stessa vorrei, non dimentico come mi fa sentire la mia amata mamma tutt’ora. Io mando tutto a quel paese, e me li tengo, così imperfetti e li accompagno , come posso, nella maniera più imperfetta possibile, nella vita come i più grandi tesori al mondo, niente e nessuno potrà farmi cambiare idea. Non c’è bocciatura, non c’è birbanteria, non c’è innocente bugia di bimbo, che mi farà cambiare idea.


E anche per questo devo ringraziare mia madre. Che con la sua rigidezza, con la sua poca accettazione dei “miei inutili talenti”, mi ha dato modo di pensare e arrivare alla conclusione che sono certamente imperfetta, ma nella mia imperfezione sono perfetta così come sono. E nella mia pur perfetta imperfezione posso amare, accettare, e coltivare tutti i talenti dei miei figli imperfetti.
E guardarli diventare adulti . Adulti felici. Adulti corretti. Adulti che, voglio sperare e oso farlo, faranno la differenza nel mondo. Anche per merito mio!
Grazie Mamma!

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