lunedì 13 luglio 2020

Quello che ancora non sai di me - Virginia Bramati

Buongiorno

per la serie "la scrittrice preferita" , perchè donna deve essere, perchè deve scrivere in modo che la lettura sia leggera, possibilmente divertente con buoni spunti di riflessione, deve saperti "prendere" per distrarti dai pensieri pesanti, ho scelto (di nuovo) Virginia Bramati. Ella, che 6 anni fa mi colpì con Tutta colpa della neve e anche un po' di New York , continua  a scrivere libri con storie a lieto fine, dolci e che danno sollievo, speranza nell'essere umano, senza cadere nell'eccesso pesante di romanzi impegnati, quelli che ti impongono a scuola e che difficilmente leggerai con convinzione. Ieri, domenica 12 luglio, ho finito Quello che ancora non sai di me . Si racconta di una professoressa di liceo con cattedra e molto fidanzata con il miglior partito che sceglie di spostarsi di 1000 km dal sud al nord Italia insegnando in un istituto Alberghiero nei pressi di Sirmione, dove incontra il responsabile di un centro per ragazzi con un passato difficile. Chi tesse i fili di questa storia è la parrucchiera che conosce e riconosce capelli e sguardi e chimica e cuore e testa dei protagonisti e li accompagna indirizzandoli verso le giuste strade dove incontrare la felicità e tenersela stretta. La villa Elena è quella del romanzo precedente, Cercasi amore vista lago , che come tutti i romanzi di Virginia si legano a quello precedente, così da formare la rete di vite e di storie tipiche del paese di Provincia, che è tanto reale quanto " romanzabile" ( che poi se il termine non esistesse, chiederei all' Accademia della Crusca di inserirlo nella lista dei nuovi neologismi).

Da leggere e goderselo, sulla sdraio, sotto l'ombrellone, in pace con il mondo, magari iniziando dal primo romanzo di Virginia e proseguire con gli altri, tutti collegati tra loro, tutte donne le protagoniste, che hanno un cuore grande, una visione di futuro e di amore che dovrebbe essere di ognuno di noi.
Quindi a partire da Sassi ( diminutivo di Annalisa) protagonista del primo romanzo, passando per Sendi (sì sì, scritto proprio così, ispirandosi a Grease, ma diminutivo di Alessandra, nome imposto a insaputa della madre parrucchiera single) Di "E se fosse un segreto", arrivando a Costanza ( brillante giornalista senza diminutivi del proprio nome, che tra l'altro trovo bellissimo!) protagonista dei "Meno cinque alla felicità" , -saltando dalla casa Editrice Mondadori a Giunti-, con Agnese, che odia i tempi morti ed è nata perciò con 2 mesi in anticipo che la scrittrice ci presenta nell'anteprima e-book delle "Ragazze di Verate", protagonista di "Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)" continuando con Bianca l'architettA che conosceremo in anteprima "Un tuffo al cuore" ( e-book), protagonista di "Cercasi amore in vista lago" e infine, spero non sia la fine della saga delle "Ragazze di Virginia" con Caterina salita al Nord dalla Calabria per continuare il lavoro solido delle donne che migliorano il mondo

Soddisfatta. PUNTO.

martedì 7 luglio 2020

Altra batosta

Scrivo qui, lo faccio ermeticamente, spero
Essere pescata tra mille balene o sardine mi fa pena. Mi fa pena chi scrive che sono stata pescata. Ma va beh... cosa vuoi farci?  C'è di peggio. Cambiare le abitudini è come far deviare un fiume solo soffiando il proprio fiato. Prima o poi accade. Ma forse non te lo godi.

Essere sempre in affanno per ogni cosa. Per ogni cosa sentirsi sempre in colpa. Il parrucchiere, o le scarpe comode da farci entrare il plantare, che pure questo costa un botto e poi avere sempre male. Male da non riuscire a dormire. Male da avere pensieri pessimi, o la coscienza che viene a parlarmi e a dirmi cose che non voglio sentire, che preferisco morire, piuttosto.

Poi ci sono giorni di speranza, dove le cose sembrano seguire il corso giusto, dove le opportunità paiono giuste. Ci si solleva, in questi giorni, ci si eleva, si ringrazia per il momento propizio, ci si crede. C'è l'entusiasmo. " dai che stavolta la va!" . Sorrisi, chiacchiere, progetti, sogni detti ad alta voce.

E infine ...SBAMMM!

Questo non va perchè così e così e cosà e poi colì e colà. Abbassi la testa, ti ripeti che c'è una via di uscita, una soluzione, che non può piovere per sempre, che la notte finisce e l'alba ci riscalderà.
Ti concentri su altro. Pensi che quello andrà tutto bene, che contribuirà a sistemare pure il primo problema. Che se si lavora bene, tutto è ok. Tutto andrà a posto.
Ma... c'è un ma. Il mio personale fiuto mi fa muovere in modo da capire, da non avere sorprese, da prevedere ogni possibilità. E quindi a chiedere. Esperti di questo e quello. Consulenti che suggeriscono o consigliano o SCONSIGLIANO vivamente. Ti spiegano quali sono le problematiche.
La mente viaggia. Pensi alle storie dei grandi, che hanno saputo rischiare, sono caduti e sono ripartiti, rialzandosi acciaccati, ma con più consapevolezza, con più saggezza e mirando meglio l'obbiettivo. Pure io sono così, no? Potrei essere così...o no? Chi sono io per assomigliare anche lontanamente a questi tizi? Ecco che il pensiero positivo si sgretola sotto le paure, le delusioni, le illusioni. E mi ritrovo qui a sentire le frasi di chi, in amicizia, con affetto, sottolinea l'ovvio: " Non è il momento" - " ...verrà l'occasione giusta" - "dai, che sei sempre riuscita a risolvere le cose" - "vedila dal lato diverso: ti eviti i costi, i problemi..."
Evito le speranze. Evito le soluzioni. Evito la crescita. Evito di sorridere. Evito di avere i pensieri positivi. Evito, forse, i dolori che mi svegliano di notte. E quando la notte è buia, senza stelle, senza luna, fa paura, incute timore.
Evito di vivere. Mentre gli altri avanzano, risolvono, crescono, ridono, programmano, ricevono carezze e baci e ricambiano. Io resto a casa, saltano pure gli appuntamenti di aperitivi in piazza in una sera d'estate. Io resto in quella prigione che mi soffoca, che è stato il mio sogno, ma è diventata la mia condanna.
Ora è quasi vuota. Cambia, usa le camere come stanze del tempo libero. Per fare cosa?
A me basta il mio giardino, il mio soggiorno, la mia cucina. E mi chiedo perchè... perchè l'ho fatta così grande? A chi serviva? A chi serve ora? Le porte sono chiuse e se le apri l'odore di stanza chiusa ti colpisce come uno schiaffo. E i vetri? I vetri che dovevano dare luce, portare il sole, far entrare la luce della luna e delle stelle, chi  li guarda? Io vedo solo che sono sporchi, che sono da lavare, e chi li lava? e chiudo le porte. Lo farò domani, o dopo domani. Da qui , per ora non mi spostano, ma che prezzo sto pagando?
A cosa serve lottare? A chi serve? Sto nuotando controcorrente, con lo spreco massimo di energia.

Già so che, se mai le cose si sistemeranno, io sarò talmente stremata che non mi importerà nulla, o quasi. Come le salite in montagna. Bei posti, meravigliose vedute, ma la fatica per arrivarci non valeva la candela. 
Che fatica trovare la modalità giusta.
Che male che fa prendere queste sberle. Quante ne devo prendere ancora?
Quando potròriuscire a sorridere e a pensare che ora la salita più dura è finita.
Mi faccio schifo quando sono così. Lo specchio riflette un mostro. Sono imbruttita, lo sguardo grigio, la voce stridula. Sono un corpo con l'anima sfatta... mi trascino. E se devo interloquire con qualcuno, emano solo amarezza e e negatività. Che schifo che faccio.
 Intanto lo dico. Lo scrivo qui. Forse così lo butto fuori. Metto in ordine i pensieri, le parole, le lettere che scorticano il mio cervello con il loro vorticare. Forse così non sono così pesanti, distruttivi, laceranti, se sono in ordine, consequenziali. Forse così sgorgano sporchi, e si puliscono dai detriti, dagli ingorghi, dai sedimenti che li inquinano. Diventano acqua di sorgente. Limpida e fresca, che disseta.
Forse alla fine non tutto è perduto... ma che male che fa...


lunedì 6 luglio 2020

Perchè mi illudo ogni volta che sia facile?

Perchè mi illudo che possa essere facile?
Così poi ci resto più male
Ci speravo di vederla finita 'sta casa, entro poco tempo.
Sembrava che ci fosse la possibilità
Invece...
boh... che stufa che sono
che male che fa
che tristezza che fa
comincio a credere che mai finirà
che fatica
che male