martedì 27 gennaio 2015

Ieri sera ho visto il film

Ieri sera ho visto il film " Storia di una ladra di libri", bello, triste, ma bello, con film che manda un messaggio comunicativamente semplice ma profondamente sentito. E ricco di speranza.
Vien voglia di leggerlo quel libro, che inizialmente si intitolava " La bambina che salvava i libri " di Markus Zusak. Ho tre libri sul comodino. Fermi, immobili, a raccogliere la polvere. So che mi torna la voglia di leggere, ma ora, cado solo in quel vortice che se posso agire sto meglio. Oggi è così.
Altrimenti passo giornate, ore, nottate tremende a cercare di trovare la soluzione a ogni male.Ma poi arrivano questi messaggi, questi film, questi libri. E ti pare di aver ancora una speranza. Oggi sarà così.
Ho fatto cose oggi. Niente, a pensarci. Qualche messaggio.Qualche mail. Qualche telefonata ben assestata. Qualche richiesta di aiuto, così da sistemare i misogeni maleducati (mi riferisco a un pezzo di letame in particolare, che parla malamente due lingue, che mi attacca perchè sa che io so, sa che io ho capito, sa che io lo guarderò sempre per quello che è: un ladro, approfittatore, opportunista....e qui mi fermo perchè ne avrei da dire sul suo arditissimo essere bastardo, quanto basta). Sono andata a ginnastica. Oggi è stato così.
Non so dove andremo, non lo so. Ma se ogni volta che mi pare che le nubi si stiano diradando, mi arriva un mazzata dietro l'altra, così da mettere in crisi tutto, famiglia, lavoro, progetti tutto, come faccio a fidarmi? Oggi non è così.
Non ho l'età di quella ragazzina, non vivo in un film. Mi dicono che non dovrei scrivere queste mie lagne. Ma poi penso che io sono ANCHE questo. Fingere che vada tutto bene e poi esplodere quando proprio non si dovrebbe, credo sia peggio. Oggi vien così.
La vita mi sta mettendo a dura prova, la salute, l'umore, la visione di un futuro che mi spaventa. Poi mi attivo e la giornata mi pare più facile, con qualche soddisfazione, con la speranza che si riaccende. Speranza di giustizia, speranza di risorgere, sparanza di farcela, da soli.
La ragazzina che abbandonata dalla mamma, che non sa leggere, che si ritrova in un contesto terribile, di guerra e leggi razziali, che alla fine vive a lungo, vive in pace, con gli occhioni grandi, spalancati sul mondo. Quella ragazzina, ieri sera, quella storia terribile, che mi ha fatto spander lacrime, mi ha riacceso la speranza. Oggi sarà così.
Domani non lo so come sarà, nemmeno tra cinque minuti so come andrà. So solo che volgio le cose chiare, rispettose di ogni parte, ma anche una rivalsa sulle ingiustizie del pesce piccolo che vien mangiato dal pesce grosso.
Ieri ho vagato in auto, pensavo, piangevo, e pensavo. Non vedevo, e nemmeno ora a dire il vero, vedo una via di uscita rapida. Ma tenersi legati a un Titanic che affonda, è un suicidio. Tenere rami secchi su radici ben salde, anzichè potarli, farà morire anche le radici. La via di uscita penso di saperla, ci vuole coraggio. Ma non sono io a doverlo avere. Parlo di mio marito, dei miei famigliari. Io faccio il mio, ma la loro parte devono farla loro. Io sbaglio a caricarmi di tutto. E a ridurmi a piangere disperata e patetica.
Sono forte, lo so. Sono una gran persona, una super donna, lo so. Faccio cose fatte bene, le faccio con il cuore. Le faccio perchè amo farlo, perchè sono io così. Oggi sono così.
Lo sono sempre così.

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