lunedì 27 agosto 2012

SENZA RADICI

LUNGO SFOGO DELIRANTE
di una donna senza più radici


Forse, anzi sicuramente, l'ho già scritto.
Da sempre, ormai sono 20 anni, mi sento senza radici, sempre ospite (in)desiderata in questo posto.
Probabilmente fa parte del mio DNA di figlia non programmata.
Infatti sono sempre alla ricerca dell'approvazione di chi mi sta vicino
Dapprima mia madre. 
Con mio padre è sempre stato diverso, tranne per quelle rarissime volte che mi ha detto cose di cui porto l'esempio " prova a pensare di chi è la colpa se ho avuto un infarto..." quando durante una discussione tra me e mia madre lui è intervenuto con queste parole che mai ho scorderò guardandomi dritto negli occhi. Poi ci sono state occasioni in cui il chiarimento c'è stato e le cose sono tornate come ho sempre sentito essere. Anche lo scorso anno si è sfogato un pò con me dicendomi che la mamma è dura e di difficile gestione, che spesso sta al lavoro per non doversi interfacciare più di tanto con lei, provocandomi i sensi di colpa perchè non gli sono vicina abbastanza.
Mia madre, dicevo. Con lei il conflitto e le incomprensioni sono sempre state forti. Ora che sono madre, ho analizzato il mio esser figlia adolescente, e vi garantisco che ero una santa che portava a casa solo bei voti per sentirsi dire una sola volta BRAVA! dalla mamma, che invece mi liquidava con un " è solo un tuo dovere, cara mia!"
Le incomprensioni ci sono state e ci sono ancora. Ora che ho l'età in cui lei è diventata nonna per la prima volta grazie proprio a me, non c'è mai una volta che mi senta capita e approvata... Salvo, poi, scoprire che si "vanta di me" con le sue amiche ( lei le definisce le DONNETTE DELL'AUTOBUS) di quanto io sia brava con i miei figli, con la casa, con quel "disgraziato" di mio marito che mi lascia sempre sola... Insomma una continua disapprovazione in faccia, e un vantarsi quando io non vedo e non sento.
Cercando di risolvere i miei conflitti interiori, le varie esperienze con "gli esperti" mi hanno fatto capire che io mi sono "salvata" andandomene dalla mia città d'origine ( quel tanto da non avere un continuo contatto con la madre ingrata). Ho sperato, nel mio inconscio, un inizio nuovo dove far valere il mio potenziale (e lo so che ce l'ho ed è tanto). E per un pò ha funzionato.
Io e mio marito abbiamo creato una bellissima ( anche se faticosa ) famiglia. I nostri figli sono cresciuti sani e sicuri (mooooooltooooooo più di me) e senza dubbio amati ( pensate che se io avessi avuto il rendimento scolastico dei miei pargoli, sarei finita sul rogo, mentre io seppur con un pò di rammarico, accetto i loro voti, perchè sono certa che i loro talenti sono altri e li faranno fruttare a tempo debito. Sono ragazzi educati, altruisti e molto uniti tra loro. Ma dopo poco tempo, mi sono scontrata con la mentalità tedesca della Oma di mio marito ( pace all'anima sua). Una donna eccezionale, che ha cresciuto cinque figli ( tra cui mio suocero, uomo di forte carattere e intelligentissimo) rimasta vedova, qualche anno dopo la seconda guerra mondiale. Lei dapprima, finse di accettarmi, poi probabilmente per il mio carattere esuberante e chiacchierone, l'ho stufata e per un pò ha aspettato, poi ha capito che mio marito, invece, non si sarebbe stufato di me e non me ne sarei andata mai, allora venne e attaccò, mettendo dei paletti altissimi e lunghissimi che il muro di Berlino era un muretto al confronto. Un giorno mi disse che le donne che studiano sono delle rovina-famiglie. "Le donne che studiano?" le chiesi e lei mi spiegò che le donne come me che hanno studiato ( io ho un semplicissimo diploma superiore) pretendono troppe cose ( tra cui il rispetto) e quindi rovinano le famiglie.
Io sorrisi, e pensai che le persone di una certa età sono piuttosto strane, a volte. Continuò dicendomi, che le donne che hanno studiato, lavorano e quindi non badano alla casa e ai figli ( "ma lei come li ha tirati su i suoi cinque figli"  chiesi. Risposta "LAVORANDO SODO, MA IO NON HO STUDIATO" .... non serve commentare ulteriormente) e trascurano i mariti... Ma non avevo ancora capito con chi avevo a che fare e la genìa che aveva procreato non era ancora uscita allo scoperto.
Vivendo a pochi metri di distanza, (cinque metri per la precisione è la distanza tra le due case), e essendo la Nonna (OMA in tedesco) di Max, e avendole donato il primo PRONIPOTE e per giunta maschio, mi rallegravo sempre quando la incontravo credendo che il sentimento fosse reciproco. Facevo un sacco di foto con lei e il pargoletto, che poi le regalavo (pensando di fare cosa gradita). Poi arrivò la nostra seconda bimba, la sua seconda pronipote, e in breve tempo rimasi incinta della terza. A quel punto lei sferzò il suo attacco: mi aspettò un giorno vicino al bidone delle immondizie, ero al 5° mese, con accanto i due bimbetti rispettivamente di tre anni e di tredici mesi. Mi salutò e mi disse senza alcun preambolo: " Tu sei peggio degli extracomunitari! " io la guardai sbalordita, non capivo e le chiesi cosa intendeva dire, sperando fosse il suo senso dell'humour con il quale facevo fatica ad entrare in sintonia. Continuò dicendo " Voi italiani, venite qui da noi, per rubarci le terre e le case, e per buttarci fuori"
Rimasi senza parole, con un nodo in gola, presi i miei bimbi e mi diressi verso casa. Fui intercettata da mio suocero che aveva visto la scena da lontano, ma essendo sordo e leggendo molto bene le labbra aveva inteso tutto. Alla madre non so se disse mai qualcosa. A me disse solo di capire, era una donna anziana che non sapeva spiegarsi bene in italiano, ma che era una brava persona. Mi offrì un bicchiere di vino nuovo, che mi scaldò il cuore e l'anima calmandomi .
Poi accadde un altro fatto che cementò il muro che aveva piantato la Oma (e che io stentavo ancora a credere potesse essere e che non vedevo) e da parte della famiglia di mio suocero con la loro massima diffidenza, se non intolleranza, nei miei confronti. La zia di mio marito, sorella di mio suocero e figlia della Oma, mi accusò di una cosa alquanto ignobile oltre che assurda. Avevo la terza bimba appena nata e lavoravo nel negozio che avevamo aperto io e mio marito. La zia W., come spesso accade da queste parti gestisce una pensioncina, e un giorno di fine estate 1998 subì un controllo dalla guardia di finanza che la trovò in difetto e dovette pagare una multa.
La zia W. mi aspettò sotto casa e mi accusò di averla denunciata alla guardia di finanza. Solo io potevo averlo fatto, in quanto italiana e invidiosa. (queste sono le sue parole, che mai scorderò). 
A niente è valso il mio tentativo di chiedere spiegazioni di questa sua accusa e cercare si capire come potesse aver solo pensato che io potessi agire in quel modo e a che pro. Seppi solo molto tempo dopo,  nel 2010, da mio suocero, durante uno dei nostri momenti di confidenza al pronto-soccorso durante la sua malattia,  che lui prese le mie difese e disse a sua sorella di vergognarsi solamente per avere sospettato di me, per una cosa che accade e che se è stata trovata in difetto era solo per una sua responsabilità. Ma quel che era stato rotto in quel periodo, non si è ancor aggiustato.
Da quel giorno lei si gira dall'altra parte quando mi vede e non mi a ha rivolto più la parola.
Salvo poi rimanere stupita di ciò che raccontava di me mio suocero su di me ( me lo disse proprio lui poco tempo prima di morire, in un momento di grande confidenza con me sola che mi porterò nel cuore come una delle più grandi e vere legittimazioni del mio esistere). 
Ho capito la sofferenza della Oma solo dopo aver studiato un pochino la storia del periodo delle Opzioni in Alto Adige. Ma non comprendo come persone giovani e cresciute molto dopo la Seconda Guerra Mondiale continuino a vivere con questa mentalità arricchita di odio e ignoranza. Tanto per aggiungere qualche fatto : nessuno dei parenti tedeschi di mio marito partecipò al nostro matrimonio in chiesa il 12 agosto 2000. Forse sapevano che quel secondo magico SI' sarebbe stato il suggello definitivo a qualcosa che loro non hanno mai approvato.
Poi accadde che il tempo passa e i parenti di mio marito quasi non trovano spazio nella nostra esistenza se non per qualche saluto incrociandosi in paese e la vita è comunque bella e piena. Poi successe che il mio amato pesantissimo suocero si ammalò. Io con una naturalezza innata mi sono adoperata il più possibile per esserci in ogni momento possibile. Lui lo sapeva e ne ha approfittato, nel senso buono del termine. Io seppi subito da un amico medico a cui feci la domanda fatidica e chiesi di non dirmi balle, che a lui sarebbero rimasti sei mesi. Così fu. In quei sei mesi, io e mio marito facemmo tutto il possibile e tutto quello che ci chiedeva. Più volte lo portammo al pronto soccorso dove durante l'attesa ci spiegò tante cose. Una sera , io e lui al pronto soccorso, mi prese la mano. Pensai che avesse bisogno di qualcosa. Invece mi disse :" Tu hai sopportato tanto: sei brava!". Continuò dicendomi che la figlia non era cattiva ma solo ignorante. Che sarebbe toccato a me capire. Lì per lì, non riuscivo a capire. Mi spiegò che Claudia, sorella di mio marito, era un pò invidiosa della mia-nostra posizione. Che si sentiva usurpata di un suo diritto (quello della casa). Vi spiego : tra mio marito e le sue sorelle ci sono parecchi anni di differenza. Noi ci siamo sposati e abbiamo iniziato ad avere figli quando le mie cognate avevo quindici e undici anni. I miei suoceri avevano già dato, molto prima del mio arrivo, l'appartamento in mansarda al loro figlio, ovvero quello che di lì a qualche anno diventò mio marito. Io ho usufruito di uno stato di fatto. Comodo, ma non perfetto, ve lo assicuro. E ora venivo accusata anche da mia cognata di aver usurpato un suo diritto.
Mi sono sempre sentita ospite in casa mia, pur contribuendo personalmente alle spese dei vari mutui accesi per finire di costruirla.
Avevamo l'opportunità di andare a costruire in cooperativa nel 2006, ma  solo con le nostre forze non ci saremmo mai riusciti e poi mio suocero voleva che tutti fossero partecipi di questa eventualità: le due cognatine non vollero e non potevano permetterselo. Fui incaricata (sempre io, notate bene) di chiedere consiglio a uno studio di architetti. Lo feci, dopo essermi consultata con amici e conoscenti. L'architetto fece un'ottima proposta, che avrebbe accontentato tutti. Certo ognuno doveva scendere a patti con le proprie idee e sogni. Io per esempio ho rinunciato per sempre alla magnifica vista che si godranno le mie cognate. Nel frattempo mio suocero venne a mancare e mia cognata Claudia, molto probabilmente toccata profondamente da ciò che stava succedendo a suo padre, si scaricò molto su di me. Magari non con le parole, ma con gli sguardi e le cose dette-non-dette, oppure appena accennate. Oppure con accuse esplicite come " ma tu cosa ne capisci, sei una cittadina e per giunta vieni da Trento!" frase detta davanti a numerose persone, solo perchè ribadivo che dopo saremmo stati in tanti ad avere l'auto e che quindi si doveva pensare a una soluzione per i parcheggi, in quanto in quel momento c'erano solo tre auto, ma poi le auto sarebbero state almeno due per ognuna della quattro famiglie e che si doveva creare una situazione ove nessuno avrebbe dovuto intralciare l'altro, per la buona convivenza e la pace di ognuno. Frase che comunque legata a quelle dette qualche tempo prima alimentava senza dubbio la faccenda che io sono italiana e loro tedesche, e che io ero venuta lì solo per "rubare" a loro.
Nel frattempo, mi sono confrontata più e più volte con mio marito, che a modo suo ha agito. Ma con poco risultato.  E poi lui raramente era presente. Lui che parte all'alba e torna a notte fonda, che poi mi tocca dar ragione a mai madre, uffa! Quindi a me non è restato che far crescere i miei figli in un paradiso di cui poco hanno usufruito, perchè si sa i bambini " rompono tutto " e è meglio che li tieni chiusi in casa, oppure vai al parco giochi in paese. Ora arrivano i figli delle mie cognate, e potranno usare l'acqua (che io pago) per riempire la piscinetta che brucerà l'erba del giardino del nonno, ma loro possono perchè al loro padre rispondono a dovere. Arriveranno i loro figli, che romperanno i fiori della nonna, che io non potevo nemmeno annusare senza che mi venisse chiesto cosa stavo facendo. Vedevo la mai vita e la vita dei miei figli castrata, ma comunque ho cercato e trovato le alternative. Io mi rinchiudevo nelle "mie " stanze, mentre ora siamo arrivati al punto che ognuno avrà il proprio giardino e i propri spazi. E ho preteso, perchè le intenzioni delle cognate sono ben diverse (con la scusa di risparmiare: non commento ulteriormente), di avere tutto separato, contatori, luce, gas, acqua, riscaldamento. Loro hanno ancora molto in comune, ma sono sorelle e vanno molto d'accordo. Anche se prevedo che vi saranno grossi problemi quando verrà a mancare mia suocera, la loro madre, con cui hanno tenuto tanto in comune. Sono poco lungimiranti. Ma questo è affare loro. Per ora, Poi dovremmo comunque trovare soluzioni che do per scontato non accontenteranno nessuno.
Io torno a come mi fanno sentire ancora oggi: venerdì ci sono stati dei problemi in cantiere, come spesso accade quando ci sono delle ristrutturazioni. Mi chiamano per risolvere la cosa, " vedi tu, visto che sei lì, poi noi arriviamo". Per errore è stato abbattuto il camino sbagliato, quello di mia suocera. Ora dovrà essere ricostruito, ma questo comporta dei cambiamenti nell'appartamento di mia cognata Lara, quella con cui vado molto più d'accordo. Insomma, altri compromessi per tutti, ma soprattutto per lei, stavolta.  
Mangiamo il pranzo insieme con la spesa che ho fatto e pagato io.
Poi vengono chiamate dal muratore, per un'altra informazione. Io mi apparto, in quella che è la mia stanza da sfollata (non abbiamo più una casa , viviamo con mia suocera in meno di 60 metri quadrati). Con i rumori del cantiere non mi accorgo che sono tutti in cucina, si fanno il caffè ( MIO) e affogano il (ancora MIO) gelato nel caldo caffè, tra di loro. Claudia, Lara, mia suocera.
Io appartata.
Nessuno si degna nemmeno di chiedermi se lo volevo pure io un goccio di caffè (MIO). Come quando nei giorni successivi al funerale di mio suocero le tre donne si trovavano e andavano al cimitero. Mi passavano davanti, salutavano e andavano. A nessuna delle tre è mai passato per l'anticamera del cervello che magari avrei avuto piacere di andarci insieme. Loro erano strette l'una all'altra, a far fronte comune al dolore immenso che lasciava il vuoto dato dalla morte di mio suocero. E io cercavo di capire il loro dolore, ma loro non hanno mai provato a capire il mio. Mi sentivo un'intrusa. L'intrusa che portava a far la chemio a mio suocero. L'intrusa che la notte rispondeva prontamente ai suoi sms quando, disperato e in preda a dolori immani, chiedeva un aiuto impossibile da trovare. L'intrusa che lo portava al pronto-soccorso quando veniva colto da occlusione intestinale per i farmaci che assumeva e che gli teneva le mani quando gli infilavano a freddo il catetere e lui urlando dal dolore me le mordeva. Solo lui riusciva, poi , a dirmi grazie. A me chiese di dire al suo funerale una frase che ancora oggi mi tocca l'anima. La feci dire a tutti e sette i suoi nipoti: " TU hai vinto perchè IO sono il tuo futuro". Sette un numero magico. E poi la cosa spudorata che mi chiese di fare. Mi insegnò il VAFFA nella lingua dei segni. E mi chiese di dirlo al suo funerale. A pensarci, rido ancora e so che pure lui sta ridendo. Lui avvallava la mia presenza. E mi aveva accettato, seppur con tutti i miei difetti, e valorizzato. E mi ringraziava.
Ora che manca lui, resta solo il continuo stillicidio di messaggi fisici e verbali che mi fanno sentire sbagliata, e indesiderata.
Venerdì sono esplosa. Ho vomitato tutto. Con il solito brutto modo di fare di chi è incazzatissimo. Risultato: Claudia ha tentato di chiedermi scusa dicendo che avrebbe fatto la spesa. Lara non l'ho ancora sentita.
Oggi ho scritto a entrambe lo stesso messaggio, cercando di spiegare bene che non è la spesa che mi preme,  ma di essere rispettata, non solo perchè sono brava a rompere le palle ai muratori (parole loro) ma anche per bere un caffè in compagnia.


Ecco il lungo sfogo delirante di una straniera in terra straniera, che dopo venti anni non ha ancora trovato le proprie radici, e cerca solo l'accettazione altrui, ben consapevole che il disagio profondo è dentro se stessa.
Questo disagio si manifesta in ogni ambito, quello di moglie, quello di madre, quello di persona, quello lavorativo.
Sempre un continuo disagio che impalla i talenti di cui sono provvista. 
Ieri mi sono ricordata un motto. 

NIENTE E' PER SEMPRE

Nel bene e nel male, niente è per sempre e so che anche questo momento passerà, ma viverlo non è bello. Almeno questo, lasciatemelo dire....







17 commenti:

  1. mi fai una rabbia... quando impari a valutarti per quello che sei? infinitamente superiore di cuore e anima. e quando impari a dire di NO? incomincia a farlo, guarda ina lto., il cielo è blu e i tuoi ragazzi sono stupendi
    mau

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  2. Tuo suocero era una persona magnifica e lungimirante. Ricordo bene quando una mattina sul lavoro mi guardò negli occhi e mi disse "tu hai in mente qualcosa... tu stai nascondendo qualcosa".
    Non poteva sapere (non lo sapeva nessuno) che il pomeriggio precedente ero andata a fare un colloquio altrove e che mi avevano presa.
    :)
    Non lo sapevi questo, vero? ;)
    Credimi...tuo suocero è sempre stato "più furbo che santo" (nel senso buono della frase), conosceva tutti i suoi "polli" molto bene!
    Mi dispiace che tu ti senta un'ospite.
    Per quello che vale: io che sono nata a Bolzano non ti ho mai ritenuta tale! :)
    -------
    PS: hai notato che un paio di volte hai sbagliato a scrive MIA e hai scritto MAI? Freud ci si divertirebbe!

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    1. ma dai... lo so che lui era forte, pesante , odioso a volte, ma lui per me era unico.
      vado a correggere...o no...lascio così
      che i vari Freud dei posteri, mi analizzino pure...
      magari vedranno in me una possibile serial killer!
      ihihihiih

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  3. ...ma scusa... se ricordo bene, tua suocera non è altoatesina... Ma forse, a differenza tua, incuteva meno timore.
    ...Ma li prepara ancora quei fantasticissimi biscotti? :)

    Ma, soprattutto, quando andiamo a mangiare fuori insieme? :)

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    1. mia suocera è comasca, e innocua perchè sorda e educata a tenere la testa bassa, ricordi? io ho studiato, lei no....
      i biscotti li fa ancora, ma non ora, a Natale....

      io disponibile lo sono sempre e comunque a mangiare in compagnia! dobbiamo organizzare

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  4. Il disagio che impalla... come dici bene.
    A me spesso succede la stessa cosa, come odio sentirmi a disagio.
    un abbraccio

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    1. Ecco...così mi sento....diamoci la mano....

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  5. Erika... io sono esterrefatta e senza parole che certe cose ancora succedano e vengano dette e pensate nel 2012!!!!
    Per quanto riguarda te... non ti conosco bene... non ti leggo da molto... ma per quel poco che ho visto sino adesso a me sembri una gran donna!!!!
    Sii fiera di te stessa e di quello che hai saputo creare... per il resto... il gesto che ti ha insegnato tuo suocero ci sta tutto!!!!
    Un bacio!!!

    http://ciccisnestandgarden.blogspot.it/

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    1. sono cose dettate dall'ignoranza, la maggior parte delle persone è molto più avanti di queste ignoranti

      per il resto arrossisco...e annaspo nella melma, ma vado avanti...grazie

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Mi sono ritrovata per caso a leggere questo post e, al di là delle questioni famigliari per le quali purtroppo credo che ogni commento sia superfluo, mi colpisce, senza stupirmi, il tuo sentirti ospite, da trentina, in Alto Adige. Da due anni a questa parte è partito anche in Alto Adige il progetto Treno della Memoria (www.trenodellamemoria.net http://www.provincia.bz.it/usp/285.asp?art=Press375036) e attraverso un percorso educativo in gruppi territoriali mistilingue, proviamo a far ragionare i giovani (tra i 17 e i 24 anni) su quello che fu il periodo della Seconda Guerra Mondiale in Europa, in Italia e nei loro territori d'appartenza, con al centro un viaggio in treno in Polonia per visitare i campi di concentramento e sterminio di Auschwitz/Birkenau. Al rientro il percorso continua approfondendo una tematica legata alla negazione di diritti nella contemporaneità e interrogandoci su come la società civile possa rispondere per fare in modo che Auschwitz (o surrogati contemporanei di esso) possa ripresentarsi. In Alto Adige la sfida è ancora più grande: la questione identitaria interna al territorio rispetto ai gruppi linguistici è spesso motivo di forte discriminazione, esclusione e chiusura ma sono convinta che attraverso la cultura tutto si possa. Con la cultura forse non si mangia ma si cresce come attraverso il cibo non si crescerà mai. Se ti va dai un'occhiata al progetto e chissà che tra qualche anno anche i tuoi figli non possano provare a mettersi in gioco in un percorso come quello del Treno. Ambizioso, soggetto a critiche, imperfetto ma di grande impatto emotivo. E le emozioni sono sempre e comunque il primo motore delle rivoluzioni. Un abbraccio :-)

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    1. infatti i problemi sono di quelle persone che vivono e restano nell'ignoranza più completa, nutrendosi di pregiudizi e bevendo dal calice amaro dell'odio e delle diffidenza.
      Conosco molto bene il Treno della Memoria e per essere precisa sono nel direttivo del centro giovani Sub di Appiano, questo per spiegarti che la mia vita è interamente coinvolta al futuro e per il futuro.
      grazie mille per avermi letta... non sono sempre così delirante
      a volte scrivo cose più simpatiche
      (spero)
      :-)

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    2. Grazie a te :-) Mettere a disposizione pensieri ed esperienze non è sempre facile ma sempre molto utile. E poi...nessun delirio! In fondo scrivere serve a questo.
      Non sapevo facessi parte del centro Sub...chissà che non ci si incroci, prima o poi, tra un treno e l'altro!

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  8. Ci vuole coraggio a dire e mettere nero su bianco tutta la rabbia, il disagio e l'inquietudine che provi! Purtroppo il nostro corpo e il nostro cervello ha il diritto a volte di " esplodere".
    Poi passa.
    Passa e in superfice torna la normalità.
    Un abbraccio.

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    1. esatto! poi passa e inizia la routine, un pò meglio, ma pur sempre routine...

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  9. Post molto duro e credo difficilissimo da scrivere...chapeau!
    Un giorno ti racconterò del mio papi brigadiere in terra altoatesina, dei miei giorni in un asilo da dove tornavo in lacrime dicendo che c'erano dei bambini "differenti" che non mi capivano!!
    Stupidatine rispetto alla tua esperienza ma che potrebbero farti sorridere... e in questi momenti un sorriso aiuta, no?
    Tieni duro conterranea!
    Baci

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    1. macchè stupidatine! succedono tutt'ora !!!!! credimi : i figli dei parenti di mio marito, bambini adorabili, che non ti salutano, fanno finta di non conoscerti e via dicendo, salvo poi insultarti nel loro dialetto ottuso( che io capisco abbastanza) con i soliti epiteti come Walsche ( italiano in senso dispregiativo) accompagnato da parole che significano PORCO O STUPIDO O altre cosette del genere. Non sono i ragazzini quelli sbagliati è l'aria che respirano in casa...
      Oppure ascolta questa : dirigente del sociale ad Appiano che ti dice testualmente : "Loro ( extracomunitari) ci ruberanno tutti i posti importanti, perché sanno più lingue di noi ( inglese italiano tedesco francese e arabo ecc ecc) !" . Tutto questo me lo ha detto personalmente mentre finiva la riunione dove si parlava di progetti per l'integrazione degli extracomunitari....

      Per carità, non tutti sono così, anzi la maggioranza ( spero) è lungimirante e intelligente e sa che la diversità è solo ricchezza per tutti! Arricchimento unico e irripetibile
      Però scusatemi se mi sfogo e mi meraviglio che a tutt'oggi io venga guardata e additata come una straniera solo perchè la mia madrelingua è diversa e non mangio canederli con il riso in bianco come loro ( piatti che per altro adoro e che cucino e mangio molto volentieri) e sono sorridente e socievole cento volte cento di loro messi insieme! E soprattutto sono incapace di stare immobile e desidero essere parte attiva della comunità in cui vivo!

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