domenica 9 novembre 2014

25 anni BERLINO 09.11.1989 - 09.11.2014 - io mi ricordo....


Io avevo finito la scuola, ero in cerca di occupazione. Mi arrangiavo con lavoretti saltuari.  Andavo dal mio ex professore di laboratorio a fare pratica: ero a un passo dal mio sogno. Un laboratorio orafo da gestire per un commerciante di pietre preziose. Un sogno finito male, con una chiave da restituire che poi avrebbe causato la prima minaccia di denuncia della mia vita, e dove per troppo poco coraggio-non da parte mia, mi segnò negativamente e non misi mai più piede in un laboratorio orafo.
Serbo nel cuore il mio professore, Franco Baldi, come uno di quei personaggi infinitamente buoni, precisi, pragmatici, corretti. Un amico, insomma. Mi recai da lui quel pomeriggio, pioveva a Trento. Avevo i lunghi capelli bagnati, e tremavo per il freddo del viaggio in moto. Allora i maggiorenni non avevano l'obbligo del casco (assurdo: avevo appena 20 anni e potevo spaccarmi la testa secondo la legge italiana, mentre mio fratello, che di anni ne aveva 17 era obbligato a proteggere la testa...mah...).



Alla radio, poggiata sul banchetto, in cantina, passavano le notizie. Quel giorno le voci erano concitate, eccitate. Il Muro di Berlino stava per cadere sotto le picconate di tanti ragazzi, che appena divulgata la notizia che le porte erano state aperte, si riversarono intorno, sopra, stappavano bottiglie di champagne scadente (testimonianza vera del mio amico Steffen, che ora gestisce uno dei bar più carini e curati di Appiano), che cantavano, che si abbracciavano, che piangevano, che ballavano. Franco, mentre mi faceva vedere come fare una certa cosa, su un paio di orecchini di una ricca signora Trento, che li voleva portare allo splendore iniziale, dopo che li aveva portati per un millennio( non vi dico cosa accade ai gioielli a contatto con pelle, profumi, creme, sudore....) stava facendo il professore e mi chiedeva cosa ne pensavo. Cosa provavo. Cosa mi immaginavo del possibile scenario del futuro prossimo, del futuro lontano. Io, guardavo affascinata i suoi movimenti sicuri e generosi sull'orecchino che diventava splendido e ricco di particolari sotto le sue mani esperte, e ascoltavo la radiolina e la sua voce. La mente viaggiava. Vorticosa. Immaginavo quello che poi avrei visto in tutti i tg presenti e futuri. Gente felice, gente che si ritrovava. Persone che rinascevano. Un futuro senza guerre. Questo, pensavo, sognavo. La Germania con fatica, in questi anni si è riunita, e è tornata ai vertici dopo aver incassato il colpo di dover incamerare i fratelli della Germania Dell'Est, un po' malandati, un po' spaesati, un po' incapaci di credere che potessero vivere. Immaginavo che il mondo potesse crescere in pace. Un futuro sereno, paradisiaco, quasi. Ero certa di far parte di quel popolo eletto che avrebbe fatto la differenza nel mondo.
Non mi esprimo, no. Il senso di stanchezza di questo periodo mi devia i ragionamenti e le sensazioni.

I palloni illuminati, che ripercorrono l'intero tragitto del muro. 

Intanto scopro che questa meravigliosa canzone di Lucio Dalla, che ho cantato mille e una volta è stata scritta su una panchina, appena fuori il famigerato Checkpoint Charlie



Chissà chissà domani 

su che cosa metteremo le mani 
se si potrà contare ancora le onde del mare 
e alzare la testa 
non esser così seria, rimani 
i russi, i russi gli americani 
no lacrime non fermarti fino a domani 
sarà stato forse un tuono 
non mi meraviglio 
è una notte di fuoco 
dove sono le tue mani 
nascerà e non avrà paura nostro figlio 
e chissà come sarà lui domani 
su quali strade camminerà 
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani 
si muoverà e potrà volare 
nuoterà su una stella 
come sei bella 
e se è una femmina si chiamerà futura. 
Il suo nome detto questa notte 
mette già paura 
sarà diversa bella come una stella 
sarai tu in miniatura 
ma non fermarti voglio ancora baciarti 
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro 
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro 
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio. 
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta 
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su 
che si arriva alla luna,si la luna 
ma non è bella come te questa luna 
è una sottana americana 
Allora su mettendoci di fianco,più su 
guida tu che sono stanco, più su 
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su 
son sicuro che c'e' il sole 
ma che sole è un cappello di ghiaccio 
questo sole è una catena di ferro 
senza amore, amore, amore, amore. 
Lento lento adesso batte più lento 
ciao, come stai 
il tuo cuore lo sento 
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai 
ma adesso non voltarti 
voglio ancora guardarti 
non girare la testa 
dove sono le tue mani 
aspettiamo che ritorni la luce 
di sentire una voce 
aspettiamo senza avere paura, domani




Riporto lo stralcio di una intervista al cantautore

«Il testo di Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Check Point Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c'era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch'io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz'ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi. In quella mezz'ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l'altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura.»




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